Abitare in montagna: una questione urgente

Progetto "Primavera Casa"

di Sara Luchetta.

Casa: una parola semplice, che porta con sé un’immagine che conosciamo bene, quotidiana. In italiano la parola deriva dal latino “casa” che in origine indicava l’abitazione rustica, un semplice riparo (diverso da “domus” che identificava invece l’abitazione più ricca, da cui derivano, tra gli altri, i termini “duomo” e “domestico”). La casa, con la sua origine etimologica, porta con sé l’idea di rifugio, la necessità quotidiana che spinge l’essere umano a ricercare un luogo in cui sentirsi al sicuro. Un gesto, quello della ricerca di un rifugio, che ai nostri giorni e nei nostri spazi sembra facilmente esaudibile. Tuttavia, nel nostro Paese sempre più spesso si parla di emergenza abitativa.

L’emergenza abitativa è una crisi che contraddistingue il nostro tempo in diverse parti del territorio italiano: in primis nelle grandi città, il cui volto è radicalmente mutato negli ultimi vent’anni a causa dei cambiamenti del mercato immobiliare e con la crescente richiesta di affitti brevi legata alla fruizione turistica. Trovare una casa in affitto a prezzi abbordabili nel centro di una delle principali città italiane (Milano, Venezia, Bologna, Roma…) è diventata un’impresa impossibile. Molte città si “polarizzano” a livello spaziale: da una parte i turisti e dall’altra gli abitanti stabili, da una parte il centro imbellettato e concentrato sull’economia del turismo, dall’altra le periferie.

Da questa crisi abitativa non sono esenti molte delle zone della montagna italiana, con dinamiche molto diverse da quelle che prendono vita nelle città, ma con l’emergere delle stesse difficoltà come risultato. Molte zone della montagna alpina e prealpina sono contraddistinte da un paradosso: una percentuale altissima di case disabitate sul totale del patrimonio immobiliare e al contempo grandissime difficoltà, per le persone che vorrebbero abitare in montagna, a trovare una casa in affitto. Le dinamiche sono differenti di zona in zona, anche a seconda della vocazione economica territoriale: preferenza dei proprietari delle case verso gli affitti brevi turistici, frammentazione delle proprietà, disinteresse nei confronti di case vuote da anni. Il risultato sempre lo stesso: difficoltà a trovare un alloggio, anche in presenza di un lavoro più o meno stabile. 

A questa questione, spinosa e complessa da risolvere, stanno cercando di rispondere alcune realtà territoriali. Ci concentriamo in questo approfondimento sul territorio bellunese, dove si possono incontrare diverse esperienze. Queste di seguito sono due delle tante realtà esistenti che in diversi territori cercano di cambiare le carte in tavola, tentando di rallentare il calo demografico delle terre alte rendendo la montagna un luogo in cui chi ne abbia voglia possa insediarsi e trovare un’occupazione.

Recentemente è stato inaugurato lo sportello “Abitare in Agordino”, uno sportello che si propone al pubblico come strumento di aiuto per chi vuole rimanere, ritornare, trasferirsi o stabilizzarsi in questi territori. Abbiamo sentito la referente dello Sportello, Ilaria Savio.

Ilaria, perché è nato lo sportello?

“Lo sportello offre orientamento nell’ambito della residenzialità ma anche in quello del lavoro e nel campo legato ai servizi. Uno degli obiettivi è quello di diventare un’utile mediazione tra la domanda e l’offerta, in tutti questi campi. Un esempio è quello dell’associazionismo, che in alcuni luoghi della vallata vive delle difficoltà legate alla mancanza di volontari a causa del cambio generazionale. Senza sostituirsi a nessun servizio, lo Sportello vorrebbe farsi cassa di risonanza del territorio, affinché chi arriva qui riesca a mettersi in relazione con le diverse realtà che lo compongono. Per adesso la fase più difficoltosa è arrivare a farsi vedere e sentire dalla gente del posto.”

Quali sono gli ambiti in cui lo Sportello opera?

“Lo sportello offre orientamento nell’ambito della residenzialità ma anche in quello del lavoro e nel campo legato ai servizi. Uno degli obiettivi è quello di diventare un’utile mediazione tra la domanda e l’offerta, in tutti questi campi. Un esempio è quello dell’associazionismo, che in alcuni luoghi della vallata vive delle difficoltà legate alla mancanza di volontari a causa del cambio generazionale. Lo Sportello vorrebbe farsi cassa di risonanza del territorio, affinché chi arriva qui riesca a mettersi in relazione con le diverse realtà che lo compongono. Per adesso la fase più difficoltosa è arrivare a farsi vedere e sentire dalla gente del posto.”

Come sta andando l’esperienza?

“Tante persone si rivolgono a noi perché vogliono venire ad abitare in vallata. Sono persone molto diverse, tra stagisti che vengono a lavorare per brevi periodi in Luxottica (la sede originaria dell’azienda leader dell’occhialeria è proprio ad Agordo, ndr), insegnanti che arrivano a lavorare nelle scuole del territorio o anche semplicemente persone che decidono di venire a vivere in montagna. Ci sono profili molto interessanti, e tantissime richieste hanno proprio a che fare con la ricerca della casa. Centrale è la questione comunicativa. A volte le persone locali si sono rivolte a noi per informarci di essere disponibili a offrire alloggi e lo hanno fatto dopo aver letto articoli sulle testate locali che raccontavano storie di persone intenzionate ad abitare in vallata. Riscontrare questo tipo di atteggiamento nei proprietari di case è molto importante, dal momento che uno degli obiettivi dello Sportello è quello di creare reti, di far dialogare domanda e offerta di servizi. L’esperienza insomma è all’inizio, servirà del tempo e del lavoro per riuscire a radicarsi bene nel territorio, ma i presupposti sono molto buoni.”

Restando nel bellunese, in Valbelluna, sulla linea della facilitazione dei rapporti tra padroni di case (magari vuote da anni) e possibili inquilini, lavora il progetto PRIMAVERA CASA. Il progetto ha come obiettivo cardine quello di contrastare lo spopolamento della montagna aiutando sia i proprietari di case vuote sia i potenziali inquilini. Abbiamo sentito Susy Bigontina, che per l’Associazione Isoipse segue la comunicazione del progetto.

Susy, che tipo di progetto è PRIMAVERA CASA?

“Si tratta di un progetto iniziato nel 2023, realizzato con il sostegno di Fondazione Cariverona. Siamo alla terza annata di finanziamento, il capofila di progetto è la cooperativa sociale Società Nuova. PRIMAVERA CASA è nato per cercare di combattere lo spopolamento della provincia di Belluno. Siamo partiti dalla constatazione che in Valbelluna ci sono moltissime seconde case disabitate, e dunque l’obiettivo e le potenzialità sono duplici: rianimare case disabitate da molto tempo, e dunque un intero territorio, e facilitare chi vuole venire ad abitare proprio qui.”

Quindi voi vi occupate di aiutare chi cerca un luogo in cui abitare?

“Di base sì, ma non solo. La ricerca della casa è un passo importante e a volte difficoltoso per chi vuole venire sul territorio. Quello che vogliamo fare noi però riguarda anche le relazioni tra proprietari e inquilini: vorremmo che tra queste due parti si creasse un rapporto di fiducia. Con i proprietari cerchiamo di sondare dubbi e combattere i pregiudizi legati alla pratica di affittare case, puntiamo insomma a una sensibilizzazione. Abitare è molto più che risiedere semplicemente in una casa, e noi vogliamo cercare di facilitare la residenzialità in tutti i suoi aspetti.”

Il progetto è alla sua terza annualità: è cambiato nel tempo?        

“Sì, ci sono delle novità con questo terzo anno di lavoro. Prima di tutto, abbiamo deciso di concentrarci soprattutto sugli affitti di lungo periodo. Crediamo infatti che una casa, e un territorio insieme a lei, ritorni a vivere se abitata per un periodo ampio. La seconda novità riguarda la collaborazione con le aziende private del territorio che possono affidarsi a PRIMAVERA CASA per offrire, in varia forma, case o appartamenti ai propri lavoratori. Un’ultima novità riguarda proprio la cultura dell’abitare: è stato appena lanciato un questionario, rivolto alle comunità del territorio o a chi vorrebbe venire a stare qui, per capire cosa significa abitare (o voler abitare) in questo territorio. Il questionario ci darà informazioni preziose per capire come muoverci e agire per la far crescere l’integrazione tra chi arriva e chi c’è già. La casa non è solo un tetto sopra la testa, si tratta di valorizzare una vera e propria cultura dell’abitare.”

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Per entrare saperne di più:
– Sportello “Abitare in Agordino”: https://myportal-cmagord.regione.veneto.it/news/apertura-sportello-abitare-in-agordino
– Progetto PRIMAVERA CASA: https://primaveracasa.eu/.

Progetto "Primavera Casa"

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