Montagna viva

Quali sono, quindi, i fattori che entrano in gioco nelle scelte di restare, tornare o andare a vivere in montagna? Quali elementi concorrono alla preferibilità dei luoghi di montagna?

Nella cornice di “Orme – Il Festival dei Sentieri” si è tenuta in settembre a Fai della Paganella una masterclass organizzata in collaborazione con TSM-STEP Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio sulle nuove sfide dell’abitare le “terre alte”. Al centro il tema della vivibilità e, soprattutto, la volontà del Festival di approfondire quali sono i fattori che rendono preferibile la scelta di vivere in montagna.

Alla masterclass hanno partecipato 20 testimoni significativi, selezionati e provenienti da ambiti professionali e da luoghi di residenza differenti. Sollecitati dalla lectio “cambiamenti demografici e sulle forme dell’abitare nell’arco alpino internazionale” del sociologo Andrea Membretti , i partecipanti hanno approfondito i nuovi fenomeni di riscoperta dello spazio alpino e delle terre alte come luogo elettivo dove trascorrere la propria vita.

L’incontro è stato organizzato in tre parti. Nella prima sono state raccolte e discusse dai partecipanti alcune suggestioni sulle scelte di vivere in montagna e sugli elementi di positività e di criticità che incidono su tali scelte. Nella seconda la relazione di Membretti sui cambiamenti demografici e sulla mobilità residenziale da un punto di vista metromontano, ossia dal punto di vista del sistema di relazioni e connessioni tra le aree montane, le città vicine e le metropoli. Più tipologie di nuovi abitanti, con motivazioni e aspirazioni differenti, considerano di abitare in montagna con modalità anche diverse: sono “restanti”, “montanari per scelta”, “per possibilità”, “per necessità”, “per forza”, ma anche “aspiranti montanari” oppure “migranti climatici verticali”. Al termine della lectio, nella terza e ultima parte, i partecipanti, attraverso la metodologia del World Café, si sono confrontati su tre temi legati alla vivibilità della montagna: socialità, abitare e lavoro.

Dall’elaborazione delle conversazioni emerse dall’interazione nei diversi gruppi di lavoro è emersa una riflessione su ciò che rende e potrà rendere preferibile in futuro vivere la montagna. La montagna è riconosciuta come un valore, che accomuna i suoi abitanti, sia i “restanti” che i “nuovi”. Dove c’è riconoscimento del valore nascono aspirazioni, motivazioni, investimenti capaci di connettersi e valorizzare il capitale esistente (economico, ambientale, paesaggistico, culturale, sociale).

Sono cinque i punti particolarmente significativi su cui investire per rendere preferibile la scelta di vivere la montagna: “abitare accessibile” (favorire l’accesso alla casa, all’uso e alla ristrutturazione del patrimonio esistente), “mobilità plurale” (potenziamento di forme di mobilità diversa e complementari al fine di aumentare connessione e accessibilità), “formazione ed educazione ai valori e alle potenzialità della montagna”, “creatività produttiva” (sostegno, a partire da credito e fiscalità, a nuove forme di imprenditorialità e di socialità), “accoglienza dei nuovi abitanti” (miglioramento dei processi alla base dell’integrazione dei nuovi abitanti come precondizione per la tenuta demografica e la rigenerazione territoriale e sociale).

La masterclass è stata una preziosa occasione di riflessione all’interno di un evento culturale, Il Festival Orme, che aspira a contribuire allo sviluppo del senso di cittadinanza e appartenenza, contribuendo alle condizioni che favoriscono il vivere la montagna. Il tema dei nuovi abitanti e delle nuove comunità sembra richiedere un approccio diverso che permette di guardare alle montagne come luoghi dove sperimentare un nuovo modo di abitare nel quale ricercare convergenze tra le antiche ragioni dei montanari e le passioni di chi arriva. Su questo anche la cultura può dare un contributo rilevante.

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