Ripopolare le terre alte

di Annibale Salsa.

Lo spopolamento della montagna è sopraggiunto come una maledizione nell’immediato secondo dopoguerra. A partire dagli anni Sessanta, il nuovo progresso socio-economico polarizzato sul ruolo centripeto delle città, sulle incoraggianti prospettive occupazionali dell’industrializzazione e sulla seduzione del consumismo, hanno relegato le alte terre in una posizione subalterna e marginale. Nelle Alpi occidentali l’approfondirsi del solco fra centro (città metropolitana) e periferia (campagne e montagne) trovava ampia risonanza in espressioni come il «Mondo dei Vinti» dello scrittore cuneese Nuto Revelli, o come «Cadranno i casolari dei villaggi» di Piero Raina, montanaro «poeta dell’anima» di Elva. Anche il settore orientale dell’arco alpino conoscerà i drammi dello spopolamento, soprattutto nella Carnia friulana. Così nella dorsale appenninica, nelle regioni del centro-sud, gli abbandoni saranno massicci e desertificanti. Pochi anziani resteranno a presidiare borghi e contrade come nei paesi della Calabria descritti dall’antropologo Vito Teti, ideatore del concetto di «restanza» quale sfida all’abbandono totale.

Non tutte le terre alte delle Alpi, tuttavia, hanno avuto questi effetti destabilizzanti. In provincie e regioni come il Sud Tirolo e il Trentino o in buona parte delle montagne svizzere e austriache, modelli culturali e amministrativi diversi meno orientati al primato della cultura urbana hanno consentito di contrastare i grandi esodi. Il lavoro di ricerca degli antropologi Cole e Wolf sulla Val di Non è ancora prezioso per capire queste differenze.

Tuttavia, a partire dagli anni Duemila, la grande emorragia si è rallentata con andamenti oscillanti e fasi alterne, senza però significative inversioni di tendenza. Qualcosa, tuttavia, sta cambiando negli ultimissimi anni. Molte amministrazioni locali sono coinvolte in progetti di ripopolamento: incomincia a farsi strada l’idea che una montagna non presidiata dalle comunità è destinata a produrre conseguenze nefaste nelle terre basse. Interessanti sono alcune esperienze sperimentali in atto.

In Trentino, negli Stati Generali della Montagna organizzati dalla Provincia autonoma nel 2019 erano emerse esigenze legate a un rilancio del territorio provinciale e agli aspetti demografici collegati. Ma la vera svolta è data dal “bando” provinciale del maggio 2025 finalizzato a ripopolare 32 borghi mediante una dotazione di risorse adeguate (https://www.provincia.tn.it/Servizi/Contributo-per-immobili-privati-rivitalizzazione-aree-rischio-abbandono).. Destinatarie sono persone interessate a trasferirsi, in particolare famiglie di giovani sotto i 45 anni. Un modo concreto per ripensare il futuro di zone a rischio desertificazione e graduale marginalizzazione. I piccoli paesi dispongono di un importante patrimonio edilizio che va valorizzato attraverso ristrutturazioni per realizzare le quali sono stati messi a disposizione incentivi economici. Il fine dell’operazione non è soltanto quello immobiliare ma, soprattutto, ricreare comunità a rischio sotto il profilo della coesione sociale.

Altre iniziative si stanno diffondendo al cospetto di queste nuove emergenze. Una di queste, decisamente originale, ha come protagonista un progetto nazionale denominato Alternavita. Un’iniziativa ideata e coordinata dal friulano Vanni Treu esperto di Sviluppo Locale e Innovazione Sociale, che ruota attorno a cinque punti salienti: 1) superare il semplice trasferimento fisico e dare risposta al disagio esistenziale; 2) mettere in contatto chi desidera abbracciare uno stile di vita basato sull’appartenenza a una comunità ossia non un semplice immobile ma un ecosistema di supporto a una rete sociale preesistente; 3) assistenza personale mitigando paure e incertezze tipiche del trasferimento; 4) visite in loco e incontro dei futuri vicini; 5) affiancamento personalizzato per facilitare l’insediamento con l’obiettivo di realizzare una vera appartenenza ai luoghi.

In ultima analisi, Alternavita si propone quale facilitatore per un nuovo corso di vita nelle alte terre. Ho cercato di introdurre le idee innovative di Vanni Treu nella sempre più conosciuta Valle Maira, scoperta negli ultimi decenni per la sua impronta autentica, alternativa al turismo consumistico. La lungimirante visione di «Alterna Vita» potrà aprire nuovi scenari.


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