Isoipse: i professionisti della cultura

“Come in contesto montano la cultura contribuisce alla creazione di benessere sociale?”. È questa la domanda alla base della recente ricerca, dal titolo “Montagna, Cultura e Benessere. Note a margine”, svolta da Tsm-Trentino School of Managementi in collaborazione con Isoipse.
Isoipse è una realtà bellunese interessante e vivace costituita da un gruppo di professionisti impegnati nella promozione dell’ambiente, paesaggio, società e cultura del territorio montano, che lavorano con gli strementi della multidisciplinarità, co-progettazione e ricerca-azione. Ma per saperne di più sul loro conto abbiamo sentito l’antropologa Marta Pascolini, che collabora al coordinamento delle ricerche dell’Associazione.

Come nasce la realtà di Isoipse?

Da un bisogno di lavoro e identificazione ad un territorio da parte di un gruppo di neolaureati di ritorno a casa. Di fatto nasce dal desiderio di realizzare un percorso lavorativo concreto nel proprio territorio montano di appartenenza, quello bellunese, meno dinamico e ricettivo di quello urbano. Si trattava di restituire il proprio percorso di formazione ad un contesto molto frammentato, in cui non esisteva una chiara strategia o visione culturale e operativa. La necessità principale, da più parti sottolineata, era quella di fare rete tra istituzioni, comunità, giovani e operatori. Il tema del “mettersi in rete” è stato quindi una spinta importante nella fase di avvio. C’è poi stata una prima progettualità che è servita da “banco di prova” per testare il lavoro in gruppo e il carattere multidisciplinare delle modalità operative: il Dolomiti UNESCO LABFest. È stato questo il momento iniziatico che ha spinto verso la costituzione dell’associazione. Nel processo di avvio di Isoipse, altro passaggio fondamentale, è stata la possibilità di lavorare in maniera continuativa per le attività didattiche del Museo Etnografico Dolomiti della Provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.

Come accennato all’inizi, multidisciplinarità, co-progettazione e ricerca-azione sono le vostre parole d’ordine. Come si coniugano insieme e come vi muovete sui territori?

La multidisciplinarietà traduce da una parte la molteplicità dei profili interni a Isoipse, dall’altra rispecchia l’approccio metodologico seguito: lavoriamo mescolando e integrando competenze e per approcciare temi e problemi difficilmente ci soffermiamo ad una visione unilaterale. Questo è strettamente collegato al tema della co-progettazione: sia interna che con la committenza, pubblica che privata. Al nostro interno c’è infatti una forte orizzontalità tra i membri, anche se questo non sempre aiuta nella gestione dei flussi di lavoro. Inoltre nella definizione di obiettivi progettuali e strumenti realizzativi, cerchiamo sempre la massima concertazione, per rendere l’impatto dell’azione il più sostenibile possibile.

La prospettiva della ricerca-azione infine si è concretizzata nel tempo, man mano che siamo diventati consapevoli delle nostre azioni e progettualità. È maturata anche grazie al naturale prolungamento del percorso professionale di molti di noi: provenendo dall’ambito accademico, da percorsi di dottorato, lo strumento della ricerca/azione è la conseguenza logica di una professionalizzazione in ambito culturale.

Per spiegare più nel dettaglio, il movimento sui territori avviene a diversi livelli e con diversi approcci:

  • attraverso relazioni personali di lunga data, dovute alla presenza continuativa nei contesti, all’inserimento nel tessuto sociale.
  • per mediazione di enti locali, amministrazioni, parchi naturali, stakeholder territoriali che necessitano di esecutori di progetti, mediatori di relazioni verso il basso – le comunità, l’associazionismo, il volontariato – e verso l’alto – istituzioni altamente formalizzate, amministrazione nazionale e altro.
  • su iniziativa autonoma, costruendo reti di relazione in funzione dei progetti da realizzare o da candidare a bandi e finanziamenti.
  • con il passa parola per la disseminazione di progetti che hanno funzionato e sono piaciuti.

In quali contesti operate?

Principalmente in contesto montano di Veneto e Friuli Venezia Giulia, ma capita di seguire progetti che non riguardano strettamente le terre alte. In questo senso c’è stata una trasformazione della committenza: la dimensione territoriale veneta era peculiarità dei primi anni di lavoro dell’Associazione, mentre l’ambito si è poi ampliato integrando il Friuli e quindi un contesto territoriale ancora più ampio. Questo principalmente è avvenuto per il coinvolgimento di nuovi soci e collaboratori che hanno portato a nuovi progetti in contesti espositivi e museali, nella didattica e nella gestione di info point, in progetti di sviluppo locale e divulgazione culturale, nella comunicazione e valorizzazione territoriale e in contesti scientifici e formativi.

Quali dinamiche crea il vostro lavoro, indipendentemente dai risultati tangibili?

Esternamente muove tante cose, non sempre positive e immediate. Il lavoro di Isoipse costituisce di fatto un presidio, che ormai in alcuni contesti è anche abbastanza continuativo, come nel caso delle attività didattiche al Museo Etnografico Dolomiti di Cesiomaggiore.
Il nostro lavoro crea connessioni e relazioni tra soggetti, esplicita bisogni e necessità che il territorio difficilmente identifica o riesce ad esprimere. Amplifica in qualche modo la dimensione del locale, come spazio significativo dove attivare dinamiche virtuose di sostenibilità, trasformazione positiva e sviluppo.
Internamente invece costruisce professionalità, e offre l’opportunità ai soci e ai collaboratori di coltivare ed investire sui propri interessi. Di fatto Isoipse crea aspettative come possibilità concreta di lavoro e reddito.

Quale ruolo ha o potrebbe avere il “professionista della cultura” nei contesti di montagna?

Diversi: in primis quello di costruire e mantenere connessioni con quello che c’è fuori, ovvero con i “contesti non di montagna” attraverso le attività e le progettualità che costruisce. Connettere di fatto i territori tra di loro, e a diverse scale. Portare un certo livello di professionalità, portando innovazioni e nuove esperienze.
Poi svolge il ruolo di intermediazione e facilitazione, per cui secondo la nostra visione il professionista della cultura supporta gli enti territoriali e altre realtà “fragili” presenti nei territori montani nello sviluppo di processi di rigenerazione culturale. In questo senso, l’azione culturale nei territori montani assume un ruolo che si apre anche ai valori sociali e relazionali, facendo delle comunità il riferimento primo e il destinatario finale di ogni progetto.
Infine il professionista della cultura si sposta da una dimensione esclusivamente culturale verso un significato sociale importante: all’interno di Isoipse ad esempio il professionista fa cultura, ma attraverso un approccio legato alla condivisione di visioni e prospettive transgenerazionali per connettere il passato con il futuro, cercando di sostenere e accompagnare le comunità nei progetti che propone. Con un’attenzione mirata alla sostenibilità.

A cura di Maurizio Dematteis


Per approfondire le attività di ISOIPSE: www.isoipse.it

 

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