Come un gelato nel cuore del deserto

Lo poterono fare perché erano in sintonia con i luoghi che abitavano. Lo fecero perché avevano capito che costruendo un edificio con un muro molto alto una parte di terreno rimaneva sempre all’ombra. La sera vi stendevano un velo di acqua e il mattino seguente, quando il filo si era ghiacciato, lo staccavano riponendolo in una cisterna sotterranea, giorno dopo giorno.

Anche oggi – ha proseguito – la sfida sta tutta nella conoscenza e nell’equilibrio armonico tra essere umano e ambiente naturale. Non dobbiamo infatti avere paura di vivere nel bel mezzo di una transizione epocale, tra due distinti paradigmi antropologici, ma assumere con coraggio questa condizione come una irripetibile occasione evolutiva. È in tali circostanze che le radici vanno recuperate, non come atteggiamento nostalgico e regressivo, ma come un patrimonio di saperi e competenze, utili e consolidati.

La sostenibilità è stata il filo conduttore della stimolante prolusione alla Green Week, legata indissolubilmente alla ricerca della bellezza e alla qualità della vita. L’acuta consapevolezza del proprio ruolo sommata a quella della stretta relazione tra paesaggio e architettura, ha permesso al noto designer di brillare realmente come una stella, illuminando la via da percorrere insieme. Un percorso a senso unico, dove non vale più il famoso detto hemingwayano «Dobbiamo abituarci all’idea che ai più importanti bivi della vita non c’è segnaletica». Le indicazioni ci sono e sono fin troppo evidenti: dobbiamo superare la fase nella quale credevamo che la tecnologia potesse risolvere tutti i problemi, quella in cui pensavamo che si potessero costruire soluzioni univoche, indipendenti da territorio e relazioni sociali.

L’empatia creativa è, in tal senso, la cifra dell’impegno professionale di Mario Cucinella. Un’attitudine connessa alle capacità di ascolto e all’intima connessione con ciò che lo circonda, non riferibile banalmente a talento e abilità. Un’attitudine naturale in sintonia con le esigenze delle persone e della natura, in grado di domare i risultati delle scoperte scientifiche e il libero quanto bizzarro estro immaginifico.

La possibile chiave di accesso a una vera innovazione ecologica.

Un processo che necessita però di nuovi strumenti, che supportino organi amministrativi e decisionali che avranno il delicato compito di costruire gli ambienti sociali di domani. Ecco allora l’importanza di procedere spediti verso una semplificazione normativa e l’acquisizione di un nuovo bagaglio culturale, formato da un aggiornato sapere teorico – multidisciplinare – e specifiche abilità tecniche.

«Le città italiane, di cui siamo eredi – ha spiegato Cuccinella nel suo dialogo con Stefano Bucci, giornalista del Corriere della Sera – sono il nostro più importante valore, non solo estetico. Sono il luogo che abbiamo costruito per incontrarci, discutere, stare insieme. Anche nei piccoli comuni abbiamo avuto l’esigenza di usare la bellezza come forma di rappresentazione. Quella era la modalità attraverso la quale abbiamo rappresentato noi stessi».

L’Europa è un faro mondiale rispetto all’ambiente. E tutti invidiano all’Italia sensibilità artistica e doti creative, entrambe coniugate a un ideale di bellezza sostanziale, figlio della cultura contadina, allergica allo spreco e predisposta all’utilizzo sobrio e ingegnoso delle risorse.

La stessa montagna lo dimostra quotidianamente. Un territorio fragile ma pragmatico, abituato a fronteggiare scarsità e limiti fino a considerarli una variabile da includere sempre nei propri calcoli. Calcoli che si fanno naturalmente strategici, di ampio respiro, di lungo periodo.

I pianificatori urbanistici dovrebbero fare lo stesso, ricostruendo per prima cosa il ponte con il passato. E ascoltando i bisogni e i desideri delle nuove generazioni: un magma straordinario che arriva dai nativi digitali, i futuri abitanti del pianeta, che vogliono un ambiente sano, pulito, socievole; che nascono su presupposti e con una visione degli strumenti tecnologici molto diversa rispetto alla nostra.

«Perché al territorio – ha concluso Mario Cucinella – va dato un senso, prima ancora che un valore».

Vesna Roccon