di Sara Luchetta.
Una pecorella perde il gregge e il sentiero: disorientata zampetta tra alberi e dirupi sotto la luna, accompagnata dalla cantilena dei numeri delle pagine che la portano piano piano a ritrovare un sentiero del tutto nuovo. Si intitola Ninna nanna per una pecorella (di Eleonora Bellini e Massimo Caccia, per Topipittori, 2009) e si tratta di un albo illustrato, un frammento di quel colorato e multiforme universo che è la letteratura per l’infanzia. In questo articolo ci occuperemo proprio di questo tipo di letteratura, per adottare nuove prospettive e osservare, e studiare, altre forme di sentiero.
Ma prima, però, una doverosa premessa. Di che cosa parliamo, quando parliamo di letteratura per l’infanzia? Innanzitutto, è piuttosto ridondante affermare che la letteratura per l’infanzia comprende quell’arte immaginata, pensata e realizzata per un pubblico di bambini e bambine. Ma questo di certo non basta, perché la migliore letteratura per l’infanzia è quella in grado di parlare a ogni essere umano, a prescindere dall’età. Ad aiutarci nella ricerca di una risposta più esauriente arriva un testo illuminante, Di cosa parlano i libri per bambini, di Giorgia Grilli (Donzelli editore, 2021). La premessa da cui parte Grilli nel suo prezioso saggio è che i libri per bambini abbiano un significato, ovvero un livello semantico e un valore filosofico, profondo. Un significato profondo che come tale chiede di essere indagato. E come in tutte le letterature, ci ricorda Grilli, la vera letteratura per l’infanzia, quella più potente, è quella che non vuole insegnarci qualcosa, ma che cerca di mostrarci, rievocandola attraverso immagini, metafore e finzioni, la nostra natura più vera. Una natura “che appare tanto più umana quanto più contaminata con l’universo” (pag. IX). Da questa premessa essenziale, che porta la letteratura per l’infanzia all’interno dell’alveo della Letteratura (con la L maiuscola) senza ridurla a semplice intrattenimento per quegli esseri meravigliosi e misteriosi che sono i bambini, noi partiamo per cercare sentieri nuovi. O per cercare nuovi modi per pensare a cosa possa potenzialmente essere un sentiero.
Nel mondo della letteratura per l’infanzia ci concentreremo qui su tre albi illustrati, libri in cui parola e immagine collaborano in maniera sinergica per dare forma al racconto. Non si tratta di libri che contengono delle semplici illustrazioni, ma di libri nei quali l’architettura della pagina, con i suoi pieni e vuoti, è disegnata sulla relazione multiforme di immagini e parole.
Il primo albo a cui dare un’occhiata si intitola, non a caso, Il sentiero (di Marianne Dubuc, per Orecchio Acerbo, 2018). La copertina, con i suoi tratti a pastello, ci invita al cammino: la scena ritrae due animali (un tasso e un gatto) nell’atto di avanzare lungo una traccia bianca in mezzo a un prato, e sorridere. La protagonista del libro è la signora Tasso (ed è molto vecchia, come viene annunciato in maniera didascalica in apertura del libro) che ogni domenica si avvia lungo un sentiero per raggiungere la cima della montagna. Queste camminate, nella prima parte del libro, prendono forma in solitudine. Una condizione che cambia molto presto perché alla signora Tasso si affianca, piano piano, la gatta Lulù. Le due iniziano a salire alla montagna insieme ogni domenica, fino a che la signora Tasso è troppo vecchia e deve rimanere a casa e accontentarsi dei racconti di Lulù, che a sua volta troverà un nuovo compagno di viaggio, un coniglio che compare nelle ultime pagine del libro, e che prefigura una nuova stagione di camminate in compagnia. Il sentiero del libro, come tanti altri sentieri che abbiamo già avuto modo di incontrare in approfondimenti precedenti [si veda: Camminando sui sentieri della letteratura e I sentieri di Mario Rigoni Stern] è la traccia materiale che permette ai personaggi di raggiungere la cima della montagna. La linea che lo contraddistingue è presente in ogni pagina, come il filo narrativo e materiale di un racconto che prende forma grazie alla sua presenza. Nell’avvicendamento di pagine fatte di sole immagini e di pagine composte da immagini e parole, il sentiero è la costante. Ma il sentiero non è solo la linea bianca che attraversa le pagine, ma anche i soggetti che lo percorrono. La parola chiave di questa narrazione è “convivenza”, una convivenza in movimento. Come solo i libri per bambini sanno fare, l’essere umano è momentaneamente accantonato (almeno apparentemente) per fare spazio ad animali di varie specie e in vari modi antropomorfizzati (la signora Tasso cammina su due zampe, si inginocchia a raccogliere funghi e utilizza un bastone per avanzare, data la sua età). La convivenza, tuttavia, va ben al di là della coesistenza tra animali di specie diverse che camminano insieme: si tratta di una convivenza-scambio, in cui il sentiero è lo spazio di relazioni basate sulla condivisione. Gli animali condividono conoscenze, fatiche, merende, ricordi, bellezza, empatia, funghi. Il sentiero diventa allora non solo il percorso materiale che porta alla cima della montagna, ma anche uno spazio simbolico di relazione, laddove la convivenza non solo è possibile, ma è anche necessaria. Anche nel momento in cui il sentiero permane sulla pagina solo come racconto, o come frammento (sassolini, piume, funghi, pigne come pezzi di un mondo), per la signora Tasso, che non può più camminare, il sentiero è ancora spazio di condivisione.
Il secondo albo illustrato è un silent book, una narrazione di sole immagini. Si tratta dell’albo Attenzione, passaggio fiabe! (di Mario Ramos, per Babalibri, 2017). La copertina, di nuovo, ci catapulta immediatamente su un sentiero lungo il quale ci si muove. La protagonista dell’albo è una moderna cappuccetto rosso (senza cappuccio ma con un nastro rosso tra i capelli) che deve raggiungere la nonna alla fine del sentiero e che si sposta su una bicicletta rossa. Il percorso, però, si rivela piuttosto accidentato a causa delle tante fermate che la bambina deve fare lungo il sentiero per permettere l’attraversamento di disparate creature. Le pagine narrative si alternano a pagine vuote su cui spiccano cartelli stradali che indicano che nella pagina successiva bisognerà fare attenzione all’attraversamento di una o più creature. L’albo demanda il racconto verbale a chi sfoglia le pagine osservando i disegni che le compongono. La parola chiave qui è “incontro”: la bambina, protagonista di una famosissima fiaba, incontra lungo il sentiero i protagonisti di altrettanto famose fiabe, ed è spettatrice dell’attraversamento di queste creature, con cui non entra in relazione diretta. L’incontro, però, è sul piano del movimento: il sentiero percorso dalla bambina in bicicletta viene attraversato dai mezzi più disparati, dallo skateboard dei tre porcellini alle biciclette dei tre orsi (di Riccioli d’oro), dal cavallo di un cavaliere ai piedi di Pollicino. Il sentiero è luogo dell’incontro fra diversi tipi di mobilità: la bambina in bici attende che le fiabe facciano il loro corso, e, in particolare nei confronti del lupo che compare verso la fine dell’albo, si pone di fronte a loro con grandissima curiosità. Il cartello che annuncia l’arrivo della creatura la quale, nella versione della fiaba che consociamo, dovrebbe mangiare la bambina e la nonna, è molto minaccioso: vi è ritratto un lupo dallo sguardo tagliente. In realtà, nella pagina successiva la bambina assiste ad un goffo attraversamento di un lupo malcerto su dei pattini a rotelle, che agita le braccia alla ricerca di qualcosa su cui appoggiarsi. La bambina lo guarda dal basso in alto e prosegue il suo percorso voltandosi ad osservare (nella pagina successiva) un lupo perplesso abbracciato ad un albero. Gli incontri tra mobilità diverse non sono mai scontri: la bimba guarda con curiosità i movimenti delle creature, attende che l’attraversamento sia compiuto, e riparte. Si tratta di una coesistenza molto interessante, tra patrimoni fiabeschi che abitano lo stesso libro ma, soprattutto, tra modi diversi di fare il proprio percorso.
Il terzo albo illustrato è il libro con cui questo approfondimento è iniziato, Ninna nanna per una pecorella (di Eleonora Bellini e Massimo Caccia, per Topipittori, 2009): un libro-soglia, al confine tra la veglia e il sonno. Sulla soglia, ciò che normalmente non è possibile, accade: una pecorella che perde il sentiero incontra una lupa con il proprio piccolo (“un vero lupo, ma ancora bambino”) che rassicura la pecorella dicendole che per lei diventerà sentiero. La metafora è forte e piena: il sentiero non è tanto la traccia che porterà la piccola protagonista verso il suo gregge, ma l’idea di non sentirsi più perduta. Non a caso, la lupa promette di essere contemporaneamente “mamma, casa e sentiero”, un tricolon forte fatto di tre parole e tre metafore che narrano la necessità (umana ma anche non-umana) di ritrovarsi, di essere al sicuro. Nell’ultima pagina in cui si invitano i piccoli lettori a chiudere il libro e gli occhi, la lupa dell’albo accoglierà la pecorella tra le proprie zampe insieme al suo lupo bambino. La terza traccia di sentiero allora è meno materiale, più metaforica, più profonda: il sentiero è la traccia che disegna il nostro umano desiderio di essere al sicuro.

