Cosa sono, dove sono e come funzionano: ve lo spieghiamo attraverso tre esperienze, in Appennino, che incarnano l’evoluzione di queste realtà.
Reagire alla fragilità dei territori con la forza delle persone. È questo l’obiettivo perpetrato dalle cooperative di comunità, che affondano le proprie radici in piccoli borghi, frazioni disabitate ma anche quartieri periferici delle grandi città. Le prime esperienze di questo tipo risalgono a più di trent’anni fa, ma la loro diffusione è cresciuta di recente, insieme alla centralità di temi quali la rivitalizzazione delle aree interne e la parallela necessità di preservarle da un turismo troppo massivo. In queste realtà, infatti, vivono cittadini che al contempo sono sia produttori che fruitori di beni e servizi, dai prodotti tipici al servizio navetta pensato per le scuole, portando avanti un prototipo di ricchezza – non solo economica – condivisa e condivisibile, anche e soprattutto con il turista.
Valle dei Cavalieri: il passato
Era il 1991 e nel piccolo borgo di Succiso, in pieno Appennino tosco-emiliano, l’ultimo bar aveva appena chiuso i battenti. Venticinque persone decisero allora di unirsi in cooperativa, investendo un milione di lire ciascuno per affrontare l’acquisto di attrezzature minime atte alla sopravvivenza del paese, che passava non soltanto attraverso i lavori per la riapertura del bar, ma anche per quella della scuola e di una piccola bottega. Nel 1955 Succiso subì una grossa frana, rea di aver spinto molti degli abitanti – che all’epoca erano circa 1.000 – ad abbandonare le proprie case, spostandosi in altri borghi della provincia o verso la vicina Liguria; mentre il paese venne letteralmente costretto a ricostruirsi a pochi passi dal nucleo originario, generando così Succiso Nuovo, che oggi ospita qualche decina di residenti, molti dei quali in là con l’età. Dal 1991 – come detto, anno dello statuto della cooperativa – al 1995, la comunità di Succiso si è di fatto riunita attorno alla cooperativa Valle dei Cavalieri, dando sempre più senso all’espressione paese-comunità riferita a realtà come questa. La cooperativa ha insomma coinvolto fin da subito l’intera popolazione residua, avvalendosi del supporto e della consulenza di Confcooperative e di alcuni sostegni al finanziamento, oltre che concretizzando l’intento originario di rimettere in piedi il bar e un piccolo supermercato polifunzionale. Nel 1994, la Valle dei Cavalieri riuscì ad assumere un primo dipendente, iniziando così un percorso capace di condurla verso la forma più strutturata di cooperativa sociale a partire dal 2001. La struttura principale, ovvero l’agriturismo omonimo, venne costruita nel 2004, grazie al contributo del Comune di Ramiseto e della Provincia di Reggio Emilia. Una struttura che oggi accoglie anche alcuni lavoratori disabili e che è adiacente al Centro visita del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, gestito a sua volta dalla stessa cooperativa. Nel 2007 è stato inoltre avviato un forno artigianale, che consente al paese di avere il suo pane tutto l’anno e di produrne e venderne, durante il periodo estivo, tra i 60 e i 70 kg al giorno, destinati sia al ristorante sia al flusso di turisti che raggiungono incuriositi Succiso, al fine di goderne le bellezze naturali. Oltre al pane, la cooperativa ha iniziato ad offrire, negli anni, altri prodotti di qualità, avviando ad esempio la produzione di pecorino e ricotta dell’Appennino reggiano. Di recente, sono stati installati dei pannelli fotovoltaici proprio nella struttura dell’agriturismo, che è stato dotato pure di una piccola spa. Ma soprattutto Valle dei Cavalieri è riuscita a coprire per intero e in autonomia la gestione pubblica del paese, dalla pulizia delle strade alla cura delle fontane e dei parchi gioco, passando per lo sfalcio dell’erba. È infine attiva una proposta di sottoscrizione, per incentivare i più giovani a farsi soci e ad immettere nuova linfa all’interno della cooperativa, lanciandola progressivamente verso un deciso e auspicato cambio generazionale.
Briganti di Cerreto: il presente
Anche la storia di Cerreto Alpi – comune di Collagna, nell’Appennino Reggiano – inizia con la chiusura di un bar. Era il 1992 e alcuni cerretani iniziarono ad alternarsi nella gestione collettiva del locale, facendone un circolo ricreativo e sportivo. I tempi non erano ancora maturi per una cooperativa di comunità, fermo restando che la prima ed unica realtà di questo tipo allora presente in Italia era appena stata fondata a Succiso. Solo nel 2003, in un momento nel quale il paese stava davvero perdendo tutti i suoi abitanti – assorbiti dalle grandi aziende attive in provincia di Reggio Emilia, Modena e Parma –, si decise di realizzarla formalmente. Erano proprio i più giovani a non volersene andare e, grazie alla loro spinta, i Briganti di Cerreto prese vita anzitutto come una cooperativa agricola forestale. Ciò fu reso possibile grazie ad un bando PSR (Programma di Sviluppo Rurale) pensato per il recupero di boschi e castagneti, in seguito al quale il Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano decise di dare in gestione alla cooperativa anche la struttura del Mulino, attiva fino al 1955 con la sua macinazione ad acqua, all’interno della quale furono ricavati 10 posti letto, per un totale di circa 1.500 pernottamenti l’anno. Fu l’inizio del turismo di comunità dei Briganti, anche se i 9 stipendi che oggi la cooperativa garantisce arrivano primariamente dai servizi forestali ed edili offerti, forniti perlopiù in risposta ad alcuni bandi di comunità montane e comuni, ma anche dello stesso ente parco, e che la cooperativa svolge in diverse aree, arrivando fino alla Lunigiana. Due curiosità rendono l’esperienza dei Briganti di Cerreto davvero unica e singolare. La prima riguarda la vicinanza all’ambita località sciistica di Cerreto Laghi, con grandi alberghi e un altissimo flusso turistico durante la stagione invernale: questa dicotomia fa sì che spesso i visitatori di Cerreto Laghi passino anche dalla cooperativa di comunità, rimanendone conquistati e ripensando drasticamente il proprio modello di vacanza. Si tratta di una vera e propria educazione pratica ad un turismo più responsabile, basata sull’esperienza e la coesistenza di due realtà tanto dissimili nello stesso territorio. La seconda curiosità è più di costume e riguarda un cerretano illustre, cercato spesso dai fan proprio a Cerreto Alpi, dove ancora abita. Giovanni Lindo Ferretti, infatti, oltre ad essere un attivo promotore della cooperativa stessa, ha contribuito all’ideazione e messa in atto di diverse attività a sostegno dei Briganti e del borgo. Anzitutto la Festa della Transumanza, allo scopo di rievocare le pratiche tipiche dei pastori che attraversavano i percorsi appenninici verso i pascoli toscani, in transumanza fino alla Maremma: in quest’occasione, Ferretti ha cantato proprio davanti alla porta di casa sua, in quello che è stato un evento indimenticabile per il paese e i suoi dintorni. Infine, la Festa della Perdonanza tra Cerreto e Sassalbo, due paesi storicamente in lotta fra loro per le risorse del bosco e divisi dal passo del Cerreto, che sono arrivati a celebrare la propria pace dopo secoli, portando in processione i rispettivi patroni in una cerimonia finalmente comune.
Vivi Calascio: il futuro
Spostandoci nell’Appennino Abruzzese, c’è una storia nuovissima che attende di essere scritta. A cominciarla, nel giugno del 2020, alcuni abitanti di Calascio, minuscolo borgo in provincia de L’Aquila che conta un’ottantina di abitanti effettivi, ma 2.000 visitatori al giorno durante la stagione estiva. Trasformare la netta sproporzione fra afflusso turistico e residenti in una risorsa è stata la sfida cui Vivi Calascio ha deciso di rispondere. La cooperativa ha iniziato la sua attività attraverso un servizio di bus navetta che ne collegasse il centro alla frazione di Rocca Calascio, molto ricercata dai turisti perché set del film Ladyhawke con Michelle Pfeiffer. A Rocca, infatti, le automobili da qualche anno non possono più transitare, sempre per questioni di sicurezza dovute anch’esse all’ingente afflusso di turisti. Proprio alla torre di Rocca Calascio, la cooperativa ha recentemente preso in gestione l’attività di apertura e organizzazione di visite guidate, oltre a dedicarsi per conto del comune a lavori di pubblica utilità quali la cura del verde durante la bella stagione e la pulizia delle strade dalla neve in inverno. Il primo importante risultato, registrato pochi mesi fa, è il trasferimento a Calascio di due nuove persone: una controtendenza che, seppur minima, resta significativa.
di Monica Malfatti
