Il Trentino per la biodiversità

Dal 20 al 22 maggio il Trentino ospita una “tre giorni” dedicata esclusivamente alla biodiversità, alla sua importanza, alle minacce che su di essa incombono, alla trasmissione culturale e scientifica delle azioni che possono e devono essere messe in campo per tutelarla e monitorarla.

«Creare un capitale culturale in grado di produrre i frutti sperati» sottolinea prima di tutto l’assessore alle Infrastrutture e all’Ambiente Mauro Gilmozzi, è questo ciò che ci si prefigge. Perché solo attraverso una maggiore consapevolezza dei rischi e dei benfici correlati al nostro patrimonio naturale sarà possibile muoversi nella direzione di una reale ecosostenibilità, diffusa e concreta.

«Le amministrazioni regionali – si legge nel comunicato dell’Ufficio Stampa della Provincia autonoma di Trento – sono chiamate a dare attuazione alle disposizioni normative promuovendo le attività di recupero delle risorse genetiche nonché di prevenzione e gestione del territorio, attraverso la costituzione di reti di agricoltori e allevatori custodi, l’individuazioni di itinerari, l’istituzione di comunità del cibo». 

È anche per tale motivo che “Il Trentino per la Biodiversità” sarà una tre giorni di iniziative distribuite su tutto il territorio provinciale, con il coinvolgimento di aziende agricole d’eccellenza, musei, fondazioni, associazioni e parchi naturali come quello dello Stelvio e del Monte Baldo. 

Già nel 1972 la Dichiarazione di Stoccolma sanciva il dovere dei governi nazionali di perseguire uno sviluppo economico compatibile con la necessità di proteggere e possibilmente migliorare l’ambiente. Una dichiarazione che individuava 26 princìpi sulle responsabilità dell’uomo in relazione alla salute degli ecosistemi, tra i quali uno dei più importanti era certamente l’equità intergenerazionale, ossia la garanzia di un impegno nei confronti delle generazioni future per un libero accesso alle risorse naturali.

Nel rapporto Brudtland del 1987Our common future – a cui va fatta risalire la concezione classica di sviluppo sostenibile – si legge: «uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i prorpi».

Molti altri rapporti sono stati in seguito pubblicati sui limiti dello sviluppo e sulla necessità di preservare una ricchezza biologica sufficiente a garantire una buona qualità della vita di tutte le comunità umane presenti su questo pianeta.

L’attivazione tangibile di tutta la cittadinanza è dunque certamente un ottimo segnale di partecipazione ed innesco di virtuosi percorsi di governo per un futuro possibile.

Appare ormai infatti del tutto evidente che solo l’attenzione costante della popolazione e provvedimenti incisivi di sensibilizzazione collettiva possono incidere sulla creazione di «una dimensione istituzionale e politica della sostenibilità come principio da applicare nelle forme democratiche necessarie a ridurre i conflitti per la gestione e il controllo delel risorse», come scritto giustamente nell’articolo Sviluppo sostenibile: un problema di definizione, pubblicato da Michela Silvestri dell’Università della Tuscia su Gentes del 2015.