Piccola biblioteca tematica

Una raccolta sintetica degli studi e delle ricerche prodotte dai protagonisti di Montagne in Rete

di Antonio De Rossi, Roberto Dini

La montagna di Carlo Mollino. Architetture e progetti nelle Alpi

Hoepli Editore

Abitualmente descritta come una delle tante “passioni” dell’eclettico architetto torinese, la montagna per Carlo Molino (1905-1973) è in realtà uno strardinario laboratorio sperimentale ed estremo, che ha contribuito in modo sostanziale a delineare il suo fare progettuale.

Lo studio inedito dei progetti montani di Carlo Molino in relazione al milieu sociale e culturale dell’epoca, alle influenze architettoniche italiane e internazionali, consente non solo di rinnovare l’immagine consueta e stereotipata dell’architetto-artista, ma soprattutto di comprendere l’opera di un illustre interprete di quella cultura progettuale che nel corso del Novecento ha dato un volto nuovo alle valli alpine.

Dalle origini del modernismo alpino alla nascita di Cervinia e Sauze d’Oulx, dai rilievi delle architetture rurali ai progetti per le nuove realtà urbane valdostane, dalla reinvenzione della casa di montagna fino alla parabola discendente dell’ipermodernismo degli anni del turismo di massa, il corpus progettuale presentato nel volume traccia le geografie e le traiettorie lungo le quali si è mossa la straordinaria produzione molliniana. Progettare in montagna per Molino si trasforma in un’occasione di ricerca nuova e originale, ben lontana dai percorsi canonici della cultura architettonica del secondo dopoguerra.

di Luca Gibello, Skye Sturm

La montagna addomesticata. Per una storia culturale delle vie attrezzate e ferrate

Segnidartos Edizioni

Una ricostruzione ragionata, attraverso un excursus storico, del fenomeno della nascita, dell’affermazione e dell’evoluzione delle vie ferrate su tutto l’arco alpino internazionale, fino ai giorni nostri.

Il tema della ferrate offre infatti spunti di confronto dal tema storico militare, alla fruizione turistico-alpinistica, all’impatto ambientale.

La vicenda è restituita attraverso l’evidenziazione dei casi più significativi, cercando di stabilire delle connessioni con le più generali culture della montagna e il mutare, nel tempo, dei suoi modi di frequentarla: dall’esplorazione delle terre alte e l’affermazione dell’alpinismo all’infrastrutturazione dovuta alle vicende belliche; dalle pratiche di massa ai parchi a tema caratterizzati dallo stimolo dell’adrenalina.

Un approfondimento specifico è dedicato al caso trentino, che ha visto negli anni una notevole proliferazione di strutture.

La pubblicazione è l’esito di una ricerca commissionata da Trentino School of Management – Accademia della Montagna all’associazione culturale Cantieri d’alta quota, con la collaborazione della SAT (Società Alpinisti Tridentini) e il patrocinio del Collegio delle Guide Alpine-Maestri di Alpinismo della Provincia di Trento.

di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli

Inverno liquido

Derive e approdi

C’è un momento preciso in cui capisci che qualcosa sta cambiando. Sei nato e cresciuto pensando che sarebbe sempre stato così, anno dopo anno, stagione dopo stagione, generazione dopo generazione. Poi un giorno ti svegli e d’improvviso gli impianti di risalita sono fermi. E capisci che quel mondo è fi nito. L’emergenza sanitaria legata al Covid 19 ha messo in luce l’estrema debolezza del modello economico legato al turismo dello sci da discesa sulle montagne. In un’epoca nella quale il Climate Change ne accorcia le stagioni e ne aumenta i costi di gestione, in cui la crisi economica lo rende uno sport elitario e il cambiamento culturale vede prospettarsi una diversa domanda di svago anche nei centri vocati alla monocultura del turismo invernale, quali prospettive di riconversione possono essere messe in campo? Quali possono essere le risorse attivabili? E quali gli attori e le reti che possono entrare in gioco? In un lungo reportage dalle montagne italiane (Alpi e Appennini) imprenditori, operatori e testimoni del mondo dello sci si raccontano, analizzano i fallimenti, spiegano i percorsi di riconversione, fotografano i sogni di rinascita. Un libro che racconta cosa ne è oggi della passata stagione dello sci di massa nelle piccole e medie realtà di Alpi e Appennini.

di Mauro Varotto

Einaudi, 2020

Luoghi apparentemente perdenti sono tornati infatti al centro di movimenti di «nuova resistenza» ai modelli dominanti di standardizzazione, specializzazione e intensificazione produttiva che hanno decretato la crisi della montagna contemporanea o le sue effimere fortune. Montagne di mezzo traccia così i contorni di un’idea nuova di territorio, diversa da quella tuttora dominante nei media e nell’opinione pubblica, propone un alfabeto per dare valore a realtà minori, in posizione intermedia tra vette celebrate e fondivalle congestionati. Le montagne di mezzo non sono solo una realtà altimetrica, bensì luoghi che tengono insieme passato e futuro, rilanciando un’idea di abitare che concilia istanze climatiche sempre più stringenti, nuove energie sociali e modelli virtuosi di gestione e sviluppo della montagna.

di Filippo Barbera e Antonio De Rossi (a cura di)

Metromontagna. Un progetto per riabitare l’Italia

Donzelli editore, 2021

«Metromontagna è una parola nuova, che racchiude in sé un proposito radicale: riunire sotto un unico sguardo ciò che naturaliter ci appare diviso, decostruendo l’alterità tra città e montagna. Questo drastico cambiamento del punto di vista appare necessario e illuminante, in una fase come quella che stiamo attraversando e per un territorio come quello del nostro paese, caratterizzati entrambi da una crisi della centralità urbana e da un ripensamento dei rapporti tra centri e periferie».

Saggi di Giovanni Carrosio, Federica Corrado, Giuseppe Dematteis, Mauro Fontana, Arturo Lanzani, Sabrina Lucatelli, Andrea Membretti, Loris Servillo, Giulia Valeria Sonzogno, Mauro Varotto.

di Raffaele Nigro, Giuseppe Lupo

Civiltà Appennino L’Italia in verticale tra identità e rappresentazioni

«Quella che qui si propone è una risalita. Una camminata sul pendio della storia e della rappresentazione, per recuperare quota e aprire lo sguardo su un mondo. Nessun languore, nessuna nostalgia; l’Appennino è il luogo di riconquista di una lunga e radicata tradizione letteraria, artistica, identitaria che vuole essere aperta all’innovazione. Già nel nome, un lettore attento al futuro e sensibile al passato potrebbe scorgere la prefigurazione di questo doppio passo». Dalla Presentazione di Piero Lacorazza e Gianni Lacorazza

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