Riabitare le Alpi

La rassegna transalpina Incontri tra/montani nasce nel 1990 da un ritrovo casuale fra associazioni culturali di Valle Camonica e Val Trompia, accomunate dalla consapevolezza di quanto le forme abituali del vivere, del lavorare e dell’abitare della gente di montagna fossero l’autentica espressione del genius loci sedimentato in molte generazioni di valligiani. 

Da allora, fedele al doppio significato del termine «tra/montani» – che coniuga la necessità dell’incontro e la coscienza del tramonto di una civiltà che è stata al centro dell’economia preindustriale – tale rassegna organizza periodicamente degli incontri di studio e riflessione sulle tematiche di interesse comune alle diverse località alpine, toccando argomenti di vario genere e coinvolgendo nel suo articolarsi località sempre diverse.

Una consapevolezza acuta delle funzioni delle infrastrutture rurali di monte cresciuta negli anni fino ad assumere, oggi, la forma di una fase rigenerativa della società rurale dell’arco alpino come si evince chiaramente dalle parole di Antonio Carminati, direttore del Centro Studi Valle Imagna:

«L’attuale profonda crisi strutturale dell’economia industriale ha rimesso in discussione la scelta dei possibili modelli di sviluppo con i quali ricostruire utili e sostenibili relazioni produttive con gli ambienti umani. I contesti rurali sono chiamati ad affrontare una nuova importantissima sfida per il futuro e, da luoghi marginali, possono ritornare ad assumere una funzione centrale, soprattutto se riusciranno a proporsi quali ambiti privilegiati dove la persona può ritrovare se stessa in una relazione coerente e dialogica con la propria storia sociale, oltre a una qualità della vita riscoperta nell’identità dei luoghi abitati. Cresce la consapevolezza di vivere in una fase rigenerativa della società rurale e nell’arco alpino si diffondono iniziative virtuose di valorizzazione di manufatti, luoghi, produzioni».

In tal senso, il Centro Studi Valle Imagna e gli Incontri tra/montani sono degli ottimi esempi di buone pratiche e iniziative virtuose, avendo dimostrato concretamente di esser stati capaci, negli anni, di realizzare non solo una rete di relazioni non istituzionali fra gruppi distinti e divisi da confini nazionali e impervi dislivelli, favorendo la reciproca conoscenza, la collaborazione e lo scambio di analisi e proposte. Ma anche di aver operato sul territorio nel recupero e nella valorizzazione dell’edilizia rurale e delle forme tradizionali di produzione e consumo. Elementi di notevole rilievo storico e culturale ad alto rischio di degrado e lento oblio quando non di totale, repentina scomparsa.

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